Allenamente

Se non fosse troppo ovvio comincerei così: una volta nelle scuole di calcio era vietato “tirare di punta” e nelle scuole di tennis cacciavano via gli allievi che rinviando la palla piegavano il polso. In realtà solo i grandi calciatori fanno gol con la punta del piede e i tennisti di qualità piazzano un colpo micidiale con una svirgolata del polso. Questo per dire che l’artista fa come gli pare.

Vincenzo Cerami, Consigli a un giovane scrittore


Il verbo leggere non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo "amare"... il verbo "sognare"...
Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: "Amami!" "Sogna!" "Leggi!" "Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!"
"Sali in camera tua e leggi!"
Risultato?
Niente.

Daniel Pennac, Come un romanzo


Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo piú forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore


Doveva essere un ritiro per scrittori. Un posto sicuro. Una colonia appartata di scrittori, dove avremmo potuto lavorare, gestita da un uomo vecchio, vecchissimo, un moribondo di nome Whittier, finchè a un certo punto non è stata più. E noi dovevamo scrivere poesie. Belle poesie. Un gruppo nutrito, i suoi studenti dotati, isolati dal mondo normale per tre mesi.

Chuck Palahniuk, Cavie


L’uomo con i libri sottobraccio uscì di casa e il mondo non c’era. Guardò meglio e vide che c’era ancora, ma una fitta nebbia lo nascondeva, forse per salvarlo da qualche pericolo. Era il solito mondo e l’uomo ne vide alcuni dettagli ai suoi piedi: una crepa sul marciapiede, un brandello di aiuola, una foglia.

Stefano Benni, Achille piè veloce  

 

Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano le prime giornate dell’estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona prigioniera di un cielo grigiastro e di un sole color rame che inondava di un calore umido la rambla de Santa Monica.

Carlos Ruiz Zafòn, L’ombra del vento


Quando mi venne il desiderio di essere uno scrittore avevo undici anni, non di più, e ben presto si trasformò in una ambizione con radici profonde dentro di me.
V.S. Naipul, leggere e scrivere
Seduta all’angolo della mia vita ti scrivo.
Ho sognato di vederti arrivare ogni volta che mi hanno lasciato, ogni volta che mi sono sentita tradita chiudevo gli occhi e tu mi soccorrevi. Eri nello sguardo di un bambino, nella confessioni di una donna seduta al mio fianco, nel pianto di un padre che si sentiva stanco, bastava guardarmi intorno e tu lì, eri l’amico.

Cristina Tognetti, Tutti Zitti!


Un romanzo non è un allegoria. E' un'esperienza sensoriale di un'altro mondo. Se non entrate in questo mondo, se non trattenete il respiro insieme ai personaggi, se non vi lasciate coninvolgere nel loro destino, non arriverete mai a idenificarvi con loro,non arriverete mai al cuore del libro. E' così che si legge un romanzo: come se fosse qualcosa da inalare, da tenere nei polmoni.Dunque cominciae a respirare.Ricordate solo questo. E' tutto. 

Azar Nafisi, leggere Lolita a Theeran


Caro amico, la sua lettera ha suscitato in me una vera emozione perché, attraverso quella lettera, ho rivisto me stesso a quattordici o quindici anni, nella grigia Lima della dittatura del generale Odría, esaltato dall’illusione di potere, un giorno o l’altro, diventare scrittore, e depresso dal non sapere in quale direzione muovermi, da come cominciare a cristallizzare in opere quella vocazione che sentivo come un mandato perentorio: scrivere storie che abbagliassero i lettori come io ero stato abbagliato da quelle degli scrittori che cominciavo a collocare nel mio pantheon privato: Faulkner, Hemingway, Malraux, Dos Passos, Camus, Sartre. ( Parabola della tenia )

Mario Vargas Llosa, Lettere a un aspirante romanziere

 

Erano le ultime ore di luce di un pomeriggio di dicembre di più di vent’anni fa - avevo ventitre anni, stavo scrivendo e pubblicando i miei primi racconti, e come gli eroi di tanti Bilungsroman che mi avevano preceduto già contemplavo il mio stesso imponente Bildungsroman - quando raggiunsi il nascondiglio dove dovevo incontrare il grand’uomo.

Philip Roth, Lo scrittore fantasma

 

La mia passione per i racconti è nata in un lontano passato. Ero un ragazzo goffo, grasso e impacciato, privo di qualsiasi attitudine per lo sport e, come accade spesso ai tipi così, ero attratto dalla lettura e dalla scrittura,…

Jeffery Deaver, Spirali

  

.....scrivere.....


In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggiatura nei posti giusti in modo che possano dire quello che devono dire nel modo migliore. Se le parole sono appesantite dall’emozione incontrollata dello scrittore, o se sono imprecise e inaccurate per qualche altro motivo – se sono, insomma, in qualche maniera sfocate – fatalmente gli occhi del lettore scivoleranno sopra di esse e non si sarà ottenuto il bel niente. Il senso artistico del lettore non sarà affatto stimolato.

Se non si riesce, dico io, a rendere quel che si scrive al meglio delle nostre possibilità, allora che si scrive a fare? Alla fin fine, la soddisfazione di aver fatto del nostro meglio e la prova del nostro sforzo sono le uniche cose che ci possiamo portare appresso nella tomba.


E tutto questo si ottiene attraverso l’uso di un linguaggio chiaro e preciso, un linguaggio usato in modo da infondere vita a dettagli che illuminino il racconto al lettore. Perché i dettagli siano concreti e carichi di significato, è essenziale che il linguaggio sia dato in maniera quanto mai accurata e precisa.  Le parole possono essere precise anche al punto di apparire piatte, l’importante è che siano cariche di significato; se usate bene, possono toccare tutte le note.

Raymond Carver , Il mestiere di scrivere


 “Non c’è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto.”

Guy de Maupassant


“Le belle cose che scriveremo se abbiamo talento, sono dentro di noi, indistinte, come il ricordo di un’aria che ci delizia senza che riusciamo a ritrovarne i contorni… Chi è ossessionato da questo ricordo confuso di verità che non ha mai conosciuto ha un dono… il talento è una sorta di ricordo che gli permetterà di avvicinare a sé questa musica confusa, di sentirla chiaramente, di annotarla…” 

Marcel Proust


Evocare: è la chiave di ogni linguaggio artistico. (…) Lo scrittore traduce in un linguaggio compreso da molti quanto è possibile portar fuori dalla fantasia. (…) Richiama alla mente e poi trascrive, e questo è il suo primo atto.

(…) Un linguaggio, se vuole mantenere intatte tutte le potenzialità artistiche, deve salvaguardare le sue capacità evocative.

Vincenzo Cerami, Consigli a un giovane scrittore 

  
.....rivedere.....


Prendete quanto basta di inchiostro indiano ben macinato e un pennello di pelo di cammello proporzionato agli spazi fra le vostre righe. A un’ora propizia, leggete la vostra bozza finale e esaminate accuratamente ogni paragrafo, frase e parola, annerendo dove è necessario. Lasciate asciugare il più a lungo possibile. Al termine di questo periodo, rileggendo, dovreste scoprire che lo scritto ammette un’ulteriore scorciatura. Dopodiché leggetelo solo ad alta voce e con calma. Forse si renderà necessario o si imporrà da sé ancora un’ombra di lavoro al pennello. Se non è così, pregate Allah e lasciatelo andare (…). Più corto è il racconto, maggiore è il lavoro di pennello e, di solito, anche più breve il riposo, e viceversa (…). Ho avuto con me dei racconti per tre-quattro anni che si accorciavano quasi annualmente. La magia risiede nel pennello e nell’inchiostro. Perché il pennino, quando scrive, graffia; e l’inchiostro in bottiglia non è paragonabile alla bacchetta di China macinata.

Rudyard Kipling, Something to myself

 

Fra la prima stesura e quella definitiva, deve passare qualche giorno; per ragioni che ignoro, per un certo tempo l’occhio di chi scrive è poco sensibile al testo recente. Bisogna, per così dire, che l’inchiostro si sia asciugato bene; prima, i difetti sfuggono: ripetizioni, lacune logiche, improprietà, stonature.
 Quasi sempre ci si accorge che si è peccato per eccesso, che il testo è ridondante, ripetitivo, prolisso: o almeno, ripeto, così capita a me. Inguaribilmente, nella prima stesura io mi indirizzo ad un lettore ottuso, a cui bisogna martellare i concetti in testa. Dopo lo smagrimento, lo scritto è più agile: si avvicina a quello che, più o meno consapevolmente, è il mio traguardo, quello del massimo di informazione con il minimo ingombro.

Primo Levi, “A un giovane lettore” - L’altrui mestiere

 

La revisione per me non è un obbligo sgradito – anzi, è una cosa che mi piace fare. Forse sono per natura più riflessivo e attento che spontaneo, e qui sta forse il motivo di questa predilezione. Ma magari no, non c’è alcun legame tra le due cose tranne quello che vi immagino io. So solo che rivedere e correggere l’opera dopo averla scritta è una cosa che mi viene naturale e in cui provo un grande piacere.
Può darsi che io corregga perché così facendo mi avvicino pian piano al cuore dell’argomento del racconto. Sento di dover continuamente tentare di scoprirlo. E’ un processo, non una posizione stabile.

Raymond Carver, Il mestiere di scrivere


 

 

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